Malattia mentale: Psicosi e Nevrosi.

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Malattia mentale: Psicosi e Nevrosi.

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 4:19 pm

L'interesse per la sofferenza umana non è storia recente, poichè il vasto campo della medicina si è sviluppato dai tempi di Ippocrate. Diversa sorte è toccata a un aspetto particolare del patire: il disturbo mentale. Di fronte a esso gli antichi si ponevano con presupposti di tipo religioso oppure con atteggiamenti superstiziosi che impedivano loro di interpretare la sofferenza mentale come una malattia. Sigmund Freud è a tutti noto come il fondatore della psicoanalisi, vale a dire una maniera totalmente nuova, rispetto all'epoca in cui visse, di interpretare il disagio mentale. Grazie al suo contributo la realtà psichica cominciò ad acquisire senso, comprese tutte quelle manifestazioni mentali che erano normalmente connotate come assurde o come opera del demonio.

Qual è il vero significato di malattia mentale?

In realtà non esiste un unico concetto sulla rappresentazione della malattia mentale; c’è infatti chi ritiene che esistano dei canoni ben precisi sulla cui base è possibile distinguere tra comportamenti normali e comportamenti devianti e c’è chi afferma invece che la malattia mentale sia solo un’etichetta che la scienza tende a dare in base a regole repressive che definiscono ciò che è normale e ciò che è patologico.

Per comprendere veramente il significato di malattia mentale dobbiamo partire dal concetto di relatività. Un mafioso che uccide il suo capo per prenderne il posto difficilmente sarà ritenuto un pazzo mentre una persona che ne uccide un’altra pensando di compiere un rito propiziatorio per una divinità sarà ritenuta di certo pazza nella nostra società ma non nelle vecchie tribù degli Atzechi dove i sacrifici umani erano del tutto normali. Come avete potuto vedere da questi esempi la devianza è qualcosa di relativo ed è la società a definirne i confini.

Le malattie mentali si distinguono in psicosi e nevrosi. Le psicosi, tra cui la schizofrenia, sono le forme più gravi di sofferenze psichica dove una profonda lesione della personalità rende difficile il rapporto con se stessi e col mondo esterno mentre le nevrosi sono più frequenti e meno gravi in quanto l’individuo riesce a mantenere un buon contatto con la realtà.

La nevrosi può essere:
Fobica: è presente nell’individuo una paura irragionevole ed incontrollabile legata ad alcune situazioni specifiche (ad es. folla, spazi aperti, spazi chiusi, animali ecc.) od oggetti
Ossessiva: l’individuo è in continua lotta con idee che lo assediano (ad es. ossessione della pulizia, ossessione di dover chiudere la porta ecc.)
Isterica: L’individuo si trova in una situazione conflittuale per cui da un lato ha un bisogno, un desiderio, e dall’altro non può esprimerlo e soddisfarlo a causa della repressione del suo Super-Io. Il bisogno troverà allora espressione nel sintomo (isterico), ossia in un disturbo fisico (paralisi temporanea, convulsioni, amnesia, svenimento ecc.) non causato da danni reali all’organismo.

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Giovanni
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La psicosi

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 4:27 pm

Che cos'è la psicosi?
Il termine psicosi viene usato per descrivere i disturbi che influiscono sulle funzioni mentali, con conseguente perdita del rapporto con la realtà. Se una persona ha un disturbo simile si dice che abbia sofferto di un episodio psicotico.

La psicosi è molto comune e si riscontra prevalentemente nei giovani. Gli episodi psicotici colpiscono 3 giovani su 100 per cui è una malattia molto più comune del diabete. La maggior parte dei giovani si rimette completamente.

La psicosi può colpire chiunque ed è curabile come qualsiasi altra malattia.

Quali sono i sintomi della psicosi?

La psicosi può portare a cambiamenti dell'umore e delle funzioni mentali ed all'insorgere di idee anormali, per cui è molto difficile capire lo stato d'animo in cui si trova il paziente.

Per poter capire la psicosi è utile raggruppare insieme i sintomi più caratteristici.

Confusione delle funzioni mentali
Le funzioni mentali relative alla vita dì tutti i giorni diventano confuse o non seguono una successione logica. La persona si esprime con frasi poco chiare o che non hanno alcun senso ed ha difficoltà a concentrarsi, a seguire una conversazione o a ricordarsi le cose. Le sue funzioni mentali par che siano molto rapide o molto lente.

Convinzioni false
La persona che soffre di un episodio psicotico è comune che abbia convinzioni false, tali convinzioni prendono il nome di illusioni. Essa è convinta che le sue illusioni siano vere al punto che anche il discorso più logico non riesce a farle cambiare idea. Per esempio potrebbe essere convinta che le automobili parcheggiate normalmente per strada siano automobili della polizia che la tengono sotto sorveglianza.

Allucinazioni
La persona che si trova in uno stato di psicosi vede, sente, odora o prova cose che in realtà effettivamente non esistono. Per esempio potrebbe udire voci che nessun altro riesce ad udire o potrebbe vedere cose inesistenti. Le cose potrebbero avere un sapore o un odore come se fossero avariate o addirittura avvelenate.

Cambiamenti emotivi
Lo stato emotivo della persona che soffre di psicosi potrebbe cambiare senza un motivo apparente. Per esempio potrebbe sentirsi strana ed esclusa dalla realtà e potrebbe percepire il mondo che la circonda in maniera lontana ed astratta. Gli sbalzi di umore sono comuni per cui potrebbe sentirsi insolitamente eccitata o depressa oppure potrebbe chiudersi in sé stessa o comportarsi freddamente nei confronti degli altri.

Cambiamenti comportamentali
L'individuo che soffre di psicosi si comporta in modo diverso dal solito. Può essere estremamente attivo o letargico oppure può rimanere tutto il giorno senza far niente. Talvolta ride quando non è il caso o va in collera oppure è sconvolto senza una causa apparente. Spesso i cambiamenti comportamentali sono correlati ai sintomi sopra descritti. Per esempio una persona che crede di essere in pericolo potrebbe chiamare la polizia mentre un'altra che crede di essere Gesù Cristo potrebbe mettersi a predicare tutto il giorno all'angolo di una strada. C'è chi smette di mangiare perché si preoccupa che il cibo sia avvelenato o non riesce a dormire perché ha paura di qualcosa.

I sintomi variano da una persona all'altra e potrebbero cambiare col tempo.

Quali sono i vari tipi di psicosi?

La psicosi si manifesta in modo diverso da un individuo all'altro, per cui nelle prime fasi è preferibile non dare alla malattia una definizione o un nome specifico.

Tuttavia, nei casi in cui un individuo soffre di una psicosi, generalmente viene stilata una diagnosi. Per diagnosi si intende l'identificazione di una malattia in base ai sintomi. La diagnosi dipende dall'origine della malattia e dalla durata dei sintomi. Quando qualcuno soffre di un episodio psicotico per la prima volta, è particolarmente difficile diagnosticare di che tipo di psicosi si tratta in quanto molti dei fattori che determinano la definizione della malattia sono poco chiari. Ciononostante, è utile conoscere alcune delle definizioni che potresti sentire.

Psicosi - provocata da droghe
L'uso di droghe e di alcol o l'astinenza da droghe o da alcol può essere associato alla manifestazione di sintomi psicotici. Talvolta tali sintomi si risolvono rapidamente a mano a mano che gli effetti di tali sostanze vanno dissipandosi. In altri casi, la malattia potrebbe durare più a lungo, ma trae sempre origine dalla psicosi-provocata da droghe.

Psicosi organica
A volte i sintomi psicotici potrebbero manifestarsi dopo una lesione cerebrale o dopo una malattia fisica che incide sulla funzione cerebrale, come per esempio l'encefalite, l'AIDS o un tumore. Di solito sono anche presenti altri sintomi es. problemi della memoria e confusione mentale.

Psicosi reattiva di breve durata
I sintomi psicotici insorgono all'improvviso come reazione ad un forte stress per esempio una morte in famiglia o un cambiamento di circostanze. I sintomi possono essere gravi, ma il paziente si rimette rapidamente nel giro di pochi giorni.

Disturbo illusorio
II problema principale di questa malattia consiste nell'avere forti convinzioni in cose che non sono vere.

Schizofrenia
La schizofrenia si riferisce ad una malattia psicotica nella quale i sintomi o i cambiamenti comportamentali perdurano da un periodo di circa sei mesi. I sintomi e la durata della malattia differiscono da un individuo all'altro. Contrariamente a quanto si credeva in passato, molte persone che soffrono di schizofrenia conducono una vita felice e piena di soddisfazioni e molte guariscono completamente.

Disturbo schizofreniforme
II disturbo schizofreniforme è simile alla schizofrenia, tranne che i sintomi durano da meno di sei mesi.

Disturbo bipolare (crisi maniaco depressiva)
Nel disturbo bipolare, la psicosi si manifesta come parte di un'alterazione generale dell'umore, per cui il paziente va incontro a crisi depressive o a crisi maniacali. Quando i sintomi psicotici sono presenti, essi tendono a corrispondere all'umore del paziente. Per esempio se è depresso potrebbe sentire voci che gli dicono di suicidarsi, mentre se è allegro eccitato potrebbe credersi speciale e di poter compiere grandi imprese.

Disturbo schizoaffettivo
Questa diagnosi viene effettuata nei casi in cui il paziente mostri consecutivamente e simultaneamente i sintomi di un'alterazione dell'umore (es. crisi depressiva o maniacale) ed i sintomi della psicosi. In sintesi il quadro clinico non è tipico di un'alterazione dell'umore o della schizofrenia.

Depressione psicotica
Una grave forma di depressione accompagnata da sintomi psicotici, ma priva di crisi maniacali, caratteristica questa che la distingue dal disturbo bipolare.



Quali sono le cause della psicosi?

Esistono numerose teorie sulle cause della psicosi, ma prima di poter raggiungere una conclusione definitiva bisogna condurre ancora molti studi di ricerca.

La scienza medica ci dice che la psicosi è causata da un insieme di fattori biologici che creano una vulnerabilità che da luogo a sintomi psicotici durante l'adolescenza o la prima giovinezza. Questi sintomi spesso emergono negli individui vulnerabili come reazione a tensioni emotive, abuso di droghe o cambiamenti sociali. Alcuni fattori potrebbero essere più o meno importanti in una persona che in un'altra.

Nel primo episodio di psicosi, le cause sono particolarmente poco chiare. È quindi necessario che il paziente si sottoponga ad una visita completa per escludere che ci siano problemi di carattere medico e per poter stilare una diagnosi il più precisa possibile. Questo generalmente coinvolge test di ambulatorio ed un'intervista dettagliata con uno specialista di malattie mentali. La psicosi ha molte forme.

Il decorso e l'esito della malattia varia da una persona all'altra.

tratto da Psicologi-italia.it


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La nevrosi

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 4:34 pm

Secondo la PdG, non esiste un’unica causa del comportamento nevrotico, né tantomeno essa può essere ricercata unicamente nella sfera dello sviluppo psicosessuale, come era stato postulato dalla Psicoanalisi. Sicuramente, una delle definizioni più soddisfacenti di nevrosi per un gestaltista è che la nevrosi consiste, in una prima approssimazione, in una forma cronica di autointerruzione del contatto: “il nevrotico, per definizione universale, è una persona le cui difficoltà rendono infruttuosa la sua vita presente. Secondo la nostra definizione, è anche una persona che: si impegna cronicamente nell’autointerruzione” (Perls, 1995, 65). Questa definizione di nevrosi è forse la più generale che si possa dare; da essa poi derivano altre modalità di lettura del comportamento nevrotico, che sono assolutamente peculiari della PdG. In contrapposizione con l’atteggiamento psicoanalitico, Perls dà la seguente definizione di nevrosi: “la nevrosi è caratterizzata da molte forme di evitamento, soprattutto l’evitamento del contatto. La psicoanalisi sottolinea l’importanza dell’Inconscio e dell’istinto sessuale, del passato e della causalità, delle associazioni, del transfert e delle repressioni, ma sottovaluta o trascura le funzioni dell’Io e dell’istinto della fame, del presente e della progettualità, della concentrazione, delle reazioni spontanee e della retroflessione. Siccome l’evitamento è considerato il sintomo centrale dei disordini nervosi, ho sostituito il metodo delle associazioni libere e del volo di idee con l’antidoto dell’evitamento, che è la concentrazione” (Perls, 1980, 15-16). In effetti, il nevrotico evita il contatto interrompendolo. Le seguenti caratteristiche contraddistinguono il carattere nevrotico:

la “malattia nevrotica” è un disturbo del contatto; infatti, “tutti i disturbi nevrotici derivano dall’incapacità dell’individuo di trovare e mantenere il giusto equilibrio tra sé e il resto del mondo; e tutti hanno in comune il fatto che il confine sociale e ambientale viene sentito come se invadesse troppo l’individuo stesso. Il nevrotico è l’uomo che la società colpisce troppo fortemente. La sua nevrosi è una manovra difensiva per proteggersi dalla minaccia di essere sopraffatto da un mondo onnipotente” (Perls, 1977, 39). All’opposto, “colui che riesce ad instaurare un contatto di vivo interesse con la società, non permettendo a essa di inghiottirlo né ritirandosi completamente da essa, è l’uomo ben integrato” (Perls, 1977, 35);

la nevrosi è un disturbo della formazione figura/sfondo; “nella nevrosi, e ancor di più nella psicosi, l’elasticità della formazione figura/sfondo viene turbata. Spesso troviamo o una rigidità (fissazione). o una carenza nella formazione della figura (rimozione). Tutti e due i fenomeni interferiscono con il completamento abituale di una gestalt adeguata. Nella salute il rapporto tra figura e sfondo è un processo permanente e significativo di emersione e ritirata. Così l’interazione di figura e sfondo diventa il centro della teoria presentata in questo libro: attenzione, concentrazione, interesse, eccitazione e grazia sono tutti rappresentativi di una sana formazione di figura/sfondo; mentre la confusione, la noia, i comportamenti coatti, le fissazioni, l’angoscia, le amnesie, la stasi e l’imbarazzo sono indicativi di un turbamento nella formazione figura/sfondo” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 30);

la nevrosi è un disturbo della crescita: “la parola ‘nevrosi’ è inappropriata. La uso anch’io, ma in realtà si dovrebbe parlare di disturbo della crescita. In altre parole, allora, l’intera questione della nevrosi si sposta gradualmente fino ad arrivare dal campo medico a quello educativo.
"Personalmente sono sempre più convinto che la cosiddetta ‘nevrosi’ sia un disturbo dello sviluppo” (Perls, 1980, 36)."
La crescita sana dipende, secondo Perls, dall’aver appreso a superare le frustrazioni. In caso contrario, se il bambino viene viziato, imparerà ben presto a manipolare l’ambiente, ponendo delle basi floride per una futura nevrosi: “ogni volta che nel corso dello sviluppo del bambino il mondo degli adulti gli impedisce di crescere, ogni volta che il bambino viene viziato dal fatto di non essere frustrato a sufficienza, il bambino si trova in una situazione di confusione, di blocco. E allora, invece di usare il proprio potenziale per crescere, lo usa per controllare gli adulti, per controllare il mondo. Invece di mobilitare le proprie risorse, crea una situazione di dipendenza. Investe le sue energie nella manipolazione dell’ambiente, per ottenerne il sostegno. Controlla gli adulti cominciando a manipolarli, individuandone i punti deboli. E via via che il bambino comincia a evolvere questi mezzi di manipolazione, acquisisce quel che viene chiamato un carattere. Quanto più forte è il carattere di una persona, tanto minore è il suo potenziale” (Perls, 1980, 40);


il nevrotico ha un senso di identità inadeguato; per questo, non può distinguere correttamente tra sé e il resto del mondo; non riesce a vedere chiaramente i propri bisogni e quindi non può appagarli; tende a vedere la società come più grande della vita e se stesso come più piccolo;

il nevrotico soffre di un disturbo dell’autostima e, in massima parte, si tratta di mancanza di autostima; “la mancanza di autostima produce un bisogno costante di appoggio esterno: il bisogno di essere stimato dagli altri. E poiché questo appoggio ambientale viene ricercato come conseguenza del proprio concetto di sé, non può mai apportare un contributo alla crescita del sé. L’uomo trascende se stesso solo mediante la sua vera natura, e non attraverso l’ambizione e le mete artificiali. Queste ultime conducono, tutt’al più, all’orgoglio e alla vanità” (Perls, 1977, 53);

il nevrotico soffre di un disturbo della percezione temporale; dalle parole di Perls: “ed ecco qui il nostro nevrotico: legato al passato e a modi di agire superati, vago circa il presente che non vede chiaramente, tormentato circa il futuro poiché è fuori delle sue mani” (Perls, 1977, 49);

il nevrotico non ha sufficienti mezzi di autoappoggio; “è letteralmente handicappato e ci vuole una notevole abilità per andare avanti malgrado tutto. Purtroppo, tuttavia, tutte le sue manovre sono orientate a minimizzare piuttosto che a superare gli effetti del suo handicap” (Perls, 1977, 51). Il fine della terapia consiste nel far sì che il paziente non dipenda più dagli altri, e il processo di maturazione consiste proprio nella transizione dal sostegno ambientale all’autosostegno;

alla base della nevrosi vi è un problema di rigidità. La rigidità che l’individuo nevrotico attua riguarda l’incapacità di adattarsi ad una realtà che è in continuo mutamento e che, all’opposto, richiede elasticità di pensiero e di comportamento. Avendo un carattere rigido, il nevrotico ha un ciclo omeostatico inefficace e il suo comportamento è la risultante di tentativi errati di raggiungere l’equilibrio. Il nevrotico non è un individuo incapace di manipolare; piuttosto, le sue manipolazioni tendono a conservare e perpetuare il suo handicap, piuttosto che a eliminarlo. Infatti, “i suoi mezzi di manipolazione sono molteplici. Può parlare, spesso annegandoci di parole. Può tenere il broncio e scioperare. Può promettere e fare buoni propositi; e può venirvi meno. Può essere remissivo o può sabotare. Può cogliere le sfumature più lievi; oppure può fingersi sordo. Può ricordare o dimenticare, a seconda della situazione. Ci può gettar fumo negli occhi e menarci per il naso. Può mentire o essere onesto in modo coatto. Ci può portare alle lacrime a causa della sua infelicità, oppure può sopportare il suo destino a denti stretti. Ci può ipnotizzare con la sua voce monotona o irritarci con il suo stridore. Può lusingare la nostra vanità o ferire il nostro orgoglio, ci può portare i suoi ‘problemi’, purché ne escluda ‘oggettivamente’ se stesso, avvolti elegantemente in un pacco guarnito coi fiori del suo gergo psicologico, e aspettarsi che glielo apriamo e gliene spieghiamo adeguatamente il contenuto. Il paziente manipola soprattutto con dissociazioni e con domande” (Perls, 1977, 51-52). La rigidità con cui opera il nevrotico è sia una conseguenza ma anche una causa dell’allontanamento dalle emozioni e del predominio del controllo. “Si chiama auto-controllo l’abilità di sopprimere le proprie emozioni e tutte le altre espressioni. Attraverso un processo di idealizzazione, l’autocontrollo è scisso dal suo senso sociale e spesso diviene una virtù coltivata per se stessa. In questo modo, l’auto-controllo si trasforma in iper-controllo. In questo caso, la tendenza a dominare sugli altri è retroflessa ed è applicata, spesso con grande brutalità, contro i propri bisogni organismici. Le persone troppo auto-disciplinate sono persone autoritarie e tiranni inibiti. La maggior parte delle persone intende l’auto-controllo sia come repressione dei bisogni spontanei sia come coazione a fare cose senza quella importante funzione-io, cioè l’interesse” (Perls, 1995, 236). Uno degli errori fondamentali che compie il nevrotico consiste nella convinzione che le emozioni impediscano di controllare razionalmente la propria vita. In realtà, esse sono anzi la base su cui ordinare in maniera veramente razionale l’esistenza umana. L’emozione è un’esperienza valutativa diretta del campo organismo/ambiente; per questo, non si serve della mediazione dei pensieri o dei giudizi verbali, ed è quindi di natura immediata. “In questo senso, essa è fondamentale per regolare qualsiasi tipo di azione, giacché non solo è alla base della consapevolezza di quali siano le cose importanti, ma anche perché carica di energia l’azione opportuna, o, se ancora tale azione non è disponibile, essa stimola e dirige la sua ricerca” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 368);

la nevrosi è un disturbo dell’eccitazione. “La nevrosi è l’allontanamento dell’eccitazione spontanea e la limitazione delle eccitazioni. Essa comporta la persistenza degli atteggiamenti sensoriali e motori quando la situazione non li richiede e perfino quando non esiste affatto nessuna situazione di contatto, così come una postura scorretta viene mantenuta anche nel sonno. Queste abitudini intervengono nell’autoregolazione fisiologica e causano dolore, stanchezza, suscettibilità e malattia. Nessuna scarica totale, nessuna soddisfazione finale; turbato dai bisogni non realizzati e mantenendo inconsapevolmente un inflessibile controllo su se stesso, il nevrotico non può concentrarsi sui suoi interessi esterni né portarli a termine, ma la sua personalità si profila sempre nella consapevolezza: imbarazzata, alternativamente piena di risentimento e di senso di colpa, vanitosa e inferiore, sfacciata e timida, ecc.” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 239). La persona nevrotica ha sperimentato che l’eccitazione costituisce un pericolo. Ad esempio, può essersi innamorato ed essere stato deluso; dunque, sta attento che tale “disastro” non accada più; “appena sente il più leggero segno di affetto (consciamente o inconsciamente), la memoria della sua spiacevole esperienza funzionerà come una luce rossa di stop. Non riconosce minimamente il fatto che sta commettendo un errore storico, che la situazione presente può essere considerevolmente diversa dalla precedente” (Perls, 1995, 110). Così, il nevrotico facilmente rinuncia ad amare, non perché non abbia mai sviluppato tale facoltà, ma perché ne inibisce l’espressione, ha paura di amare troppo; molto spesso proietta l’amore inibito ed evoca nelle sue speranze e fantasie visioni di ricevere proprio quegli affetti che ha soppresso in sé stesso. Il sintomo tipico dell’inibizione dell’eccitazione è l’angoscia, vista come interruzione dell’eccitazione creativa. “L’angoscia è l’esperienza di provare difficoltà nel respirare durante qualsiasi eccitazione bloccata. È l’esperienza di cercare di immettere più ossigeno nei polmoni immobilizzati dalla contrazione muscolare della cavità toracica. Il nevrotico, d’altra parte, tende invariabilmente a controllare l’eccitazione e intervenire sul processo respiratorio. Egli cerca di creare sia per sé stesso che per gli altri l’illusione di essere ‘freddo’, di rimanere ‘calmo e distaccato’, autocontrollato. Invece di intensificare spontaneamente la sua respirazione, inspirazione ed espirazione, egli definitivamente cerca di inspirare nello stesso modo di prima; cioè, prima che si verificasse l’eccitazione accompagnata dall’aumentato ritmo di ossidazione” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 401-402). Per ritornare alla sana eccitazione, è essenziale restare concentrati nel qui-e-ora: “provate ad osservare dei bambini che giocano, vi accorgerete che essi sono così totalmente concentrati sulla loro attività, che difficilmente riuscirete a distogliere la loro attenzione. Li troverete inoltre estremamente eccitati per ciò che stanno facendo. Proprio questi due elementi – l’attenzione nei confronti dell’oggetto che si contempla o dell’attività che si svolge, e l’eccitazione per il soddisfacimento di bisogni, interessi o desideri tramite ciò che si pone al centro dell’attenzione – costituiscono la base di una concentrazione genuina e salutare” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 236);

il nevrotico ha un’errata percezione di sé e della realtà. Proprio perché il nevrotico ha rinunciato al suo vero sé, in alternativa ad un ideale di sé, molto spesso elevato e al là di qualsiasi senso di realtà, la sua personalità, ovvero il sistema degli atteggiamenti assunti nei rapporti interpersonali, “è costituita da un certo numero di concezioni errate di se stessi, di introietti, di ideali dell’Io, di maschere, ecc.” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 189).

Da tutto quanto detto, risulta che il compito del terapeuta della Gestalt è soprattutto quello di rendere il paziente via via sempre più consapevole dei propri punti di interruzione del contatto, aiutarlo a sciogliere la sua rigida corazza e a liberare le emozioni. Il compito del terapeuta “è semplicemente quello di porre un problema che il paziente non risolve in modo adeguato e a causa del quale si sente insoddisfatto del suo fallimento. Allora il bisogno del paziente, con un certo aiuto, distruggerà e assimilerà gli ostacoli e creerà abitudini maggiormente vitali, così come succede per qualsiasi altro apprendimento” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 252).

tratto da Psicologi-italia.it

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