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Messaggio Da Giovanni il Mer Feb 20, 2008 12:43 pm

GIOVEDÌ 16 MARZO 2006
QUALE RIFORMA DELLE PROFESSIONI
Articolo pubblicato sul GDC di Marzo 2006.

L'attuale legislatura si è chiusa senza l'approvazione della riforma delle professioni, nonostante l'ampia maggioranza a disposizione della Casa delle Libertà in Parlamento, e nonostante i solenni impegni assunti in campagna elettorale in occasione del day".
Sappiamo come è andata. Il tentativo di inserire la riforma delle professioni nel decreto sulla competitività è fallito clamorosamente, anche perchè quel testo, più che riformare, irrigidiva il settore delle professioni e non gli offriva lo slancio per affrontare la sfida della competizione internazionale.
Per onestà politica ed intellettuale, va ricordato che anche nella precedente legislatura il governo dell'Ulivo non centrò l'obiettivo della riforma. Esso tuttavia, con l'allora Ministro Fassino, presentò un disegno di legge (AC 7452), che poteva rappresentare una interessante base su cui confrontarsi.
Sarà compito della oramai prossima legislatura varare una buona riforma delle professioni.
Da quello che è dato sapere, anche se la Casa delle Libertà non ha ancora varato il suo programma unitario, Alleanza Nazionale con lo "statuto del professionista" mira a tracciare l'identikit dell'attività professionale in modo che il valore ed il ruolo del professionista sia esaltato e tutelato. Obiettivo fondamentale è quello di difendere il ruolo pubblicistico degli Ordini. Altri punti cardine dovrebbero essere le agevolazioni fiscali per i giovani che si avviano alla professione, la difesa delle tariffe minime da aggiornare periodicamente, l'accorpamento di alcuni Ordini attraverso la creazione di macroaeree, una maggiore pubblicità informativa, ed infine il riconoscimento legislativo delle associazioni rappresentative di quelle nuove professioni che non svolgono attività riservate.
Il programma dell'Unione ha come obiettivo quello di rendere più competitive le prestazioni professionali italiane nei confronti dell'Europa. Il programma del centro sinistra lavorerà in sostanza sul sistema duale di convivenza di Ordini e associazioni. I primi per tutelare gli interessi pubblici, i secondi per tutelare quelli privati. Se da un lato la riforma dovrà provvedere a regolamentare l'attività di tutte quelle professioni che non hanno un albo, dall'altro si pensa di ammodernare il ruolo degli Ordini, affidando loro la formazione ed il controllo di qualità delle prestazioni. Sulla questione tirocinanti si prevede il riconoscimento di un equo compenso, per quanto attiene le Casse di previdenza si conferma il rispetto dell'autonomia finanziaria e gestionale, si lavorerà per l'abolizione delle tariffe minime, tranne nei casi di attività riservata, ed infine ampio spazio alle società professionali.
Dunque la riforma è necessaria, il progetto riformista non deve rinnegare la tradizione italiana, ma deve essere capace di aprirsi al nuovo. Si dice comunemente che in Europa si confrontino due modelli di organizzazione professionale, quello anglosassone e quello latino. Il progetto di riforma, qualunque sia la sua ispirazione politica, non deve guardare a questi due modelli come rigidamente contrapposti, ma deve rinnovare gli Ordini e riconoscere le nuove professioni.
In ambito Ue, il vero obiettivo dei processi di liberalizzazione o meglio di regolazione non è l'omologazione dell'attività professionale intellettuale ad un mero prodotto, ma solo la piena salvaguardia della libertà di concorrenza.
In coerenza con tale impostazione si ritiene giusto limitare l'ambito delle professioni regolamentate a quelle che attualmente l'ordinamento configura come tali e per le quali è previsto l'esame di Stato, propedeutico all'iscrizione in Ordini o Collegi. Attività regolamentata non significa riservata, ma solo predisposizione di un sistema di accertamento della capacità del professionista e soggezione del professionista medesimo al controllo di un Ordine professionale.
Il tema dell'accesso alle professioni regolamentate è fonte di ampia discussione. L'accesso all'esercizio delle professioni intellettuali non può sottostare a vincoli di predeterminazione numerica sulla base dell'esame di Stato. Si deve, anzitutto, discutere di come aiutare i giovani aspiranti professionisti capaci e meritevoli, ma privi di un forte sostegno familiare, ad entrare nella professione e ad affermarsi.
Occorre qualificare il praticantato, ad esempio prevedendo esperienze formative presso altri Stati membri dell'Ue., gli uffici giudiziari, gli enti locali, pubbliche amministrazioni, presso aziende. L'efficacia e qualità di queste esperienze formative durante il praticantato potrebbero costituire elemento di valutazione al momento dell'esame di Stato, anche per sdrammatizzarne la portata e sottrarre quell'elemento di aleatorietà provocato dalla coesistenza di sedi d'esame molto rigorose e sedi d'esame molto generose. La disciplina dell'esame di stato deve garantire l'uniforme valutazione del candidato su tutto il territorio nazionale e la verifica oggettiva del possesso delle conoscenze e delle abilità tecniche necessarie allo svolgimento dell'attività professionale. In questo quadro occorre qualificare e consolidare le scelte compiute in sede di riforma dei cicli di studi universitari, il cosiddetto sistema tre più due, anche perché in linea con l'orientamento diffuso in ambito europeo. Ed infine il giusto compenso che andrebbe riconosciuto al tirocinante commisurato all'effettivo apporto all'attività del professionista.
La riforma dovrà necessariamente affrontare anche il tema delle società tra professionisti. L'obiettivo deve essere quello di fornire alle professioni strumenti adeguati di corretta e competitiva prestazione delle attività professionali ed al contempo garantire la salvaguardia dell'indipendenza intellettuale del professionista, tenuto a svolgere l'attività secondo le regole, anche deontologiche, delle professioni, vigilate dagli ordini o collegi, e secondo la propria coscienza.
Le società professionali, con apporto disciplinato di capitale esterni, potrà favorire una maggiore competitività dei professionisti italiani e fronteggiare con efficacia la concorrenza delle grandi società professionali multidisciplinari straniere.
In tema di tariffe sono ormai innumerevoli le pronunce dell'Antitrust. Il problema è maturo e richiede una soluzione. Anche per le professioni regolamentate è forse venuto il tempo di stabilire il principio della libera e consensuale determinazione del corrispettivo, prevedendo altresì casi limitati in cui è utile fissare corrispettivi minimi o massimi allo scopo di evitare che pratiche di dumping producano un abbassamento della qualità dei servizi per il cliente. Quanto alla pubblicità questa deve avere carattere informativo, con riferimento alle oggettive caratteristiche delle prestazioni offerte ed al percorso formativo e professionale e alla specializzazione del professionista.
L'avvenuta privatizzazione da oltre un decennio della previdenza dei professionisti è una scelta che va sostenuta e rispettata, il passaggio al sistema contributivo, onde garantire l'equità e la sostenibilità del sistema, deve essere accelerato rimuovendo eventuali vincoli legislativi.
Un processo continuo di formazione e di aggiornamento professionale, insieme con la riforma dell'accesso deve servire ad affermare il principio del merito, a far emergere i talenti professionali, a spezzare circuiti di cooptazione e di rendita di posizione, a favorire l'emergere di giovani capaci e meritevoli. Ampio spazio dunque alla formazione continua e all'aggiornamento professionale.
Per realizzare la riforma è necessario che chi sarà chiamato a guidare il Paese definisca una volta per tutte un progetto chiaro e convincente, occorre che il mondo delle professioni ordinistiche e quello delle nuove professioni siano in grado di dialogare e cogliere le opportunità che la riforma potrà offrire.
L'Unione giovani dottori commercialistivuole discutere i contenuti della riforma, è pronta ad ascoltare, criticare, suggerire, convinti come siamo che il mondo delle professioni è decisivo per la crescita economica, sociale e culturale del Paese.

> disegno di legge AC 7452. (Fassino)
http://www.camera.it/_dati/lavori/stampati/pdf/15PDL0007000.pdf

articolo tratto da: http://www.ungdc.it/tribuna/vedi.notizia/Notizia-83

Giovanni
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