Psicologia analitica: Jung
Pagina 1 su1•
Psicologia analitica: Jung
Psicologia Analitica: i concetti fondamentali
La Psicologia Analitica (o psicologia del profondo) e' una teoria psicologica e un metodo di indagine del profondo elaborato dall'analista svizzero Carl Gustav Jung e dagli allievi della sua scuola.
Nata da una costola della psicoanalisi di Freud, di cui Jung fu allievo e collaboratore dal 1906 al 1913, la Psicologia Analitica se ne distacca, perche' Jung incomincia a sostenere che la libido, non si manifesta solo nelle istanze pulsionali individuali, ma e' invece, attraverso il simbolo, sia la manifestazione individuale del substrato archetipico profondo dell'umanita', sia il motore della trasformazione del singolo, che Jung chiama processo di individuazione.
Per la Psicologia Analitica Junghiana, tale processo di individuazione archetipica costituisce la finalita' dell'esistenza di ogni persona.
Nell'esaminare il rapporto tra la sua Psicologia Analitica e la visione del mondo che essa propone, Jung si richiama alla necessita' di superare la concezione unilaterale dell'uomo e del mondo che emerge dalla psicoanalisi freudiana, influenzata dal materialismo razionalista di fine ottocento; essa ha inoltre proposto una visione limitata e insufficiente dell'inconscio – come sede dei contenuti rimossi dalla coscienza – in cui e' invece necessario riconoscere secondo Jung un'attivita' positiva e produttiva che crea contenuti nuovi e autonomi che influiscono sulla vita spirituale dell'individuo; accanto all'inconscio personale si deve inoltre ammettere l'esistenza di un inconscio collettivo ereditato dall'umanita' i cui contenuti, gli archetipi, si ritrovano nei miti, nella religione, nella cultura dei popoli.
Tratto da:
La Psicologia Analitica (o psicologia del profondo) e' una teoria psicologica e un metodo di indagine del profondo elaborato dall'analista svizzero Carl Gustav Jung e dagli allievi della sua scuola.
Nata da una costola della psicoanalisi di Freud, di cui Jung fu allievo e collaboratore dal 1906 al 1913, la Psicologia Analitica se ne distacca, perche' Jung incomincia a sostenere che la libido, non si manifesta solo nelle istanze pulsionali individuali, ma e' invece, attraverso il simbolo, sia la manifestazione individuale del substrato archetipico profondo dell'umanita', sia il motore della trasformazione del singolo, che Jung chiama processo di individuazione.
Per la Psicologia Analitica Junghiana, tale processo di individuazione archetipica costituisce la finalita' dell'esistenza di ogni persona.
Nell'esaminare il rapporto tra la sua Psicologia Analitica e la visione del mondo che essa propone, Jung si richiama alla necessita' di superare la concezione unilaterale dell'uomo e del mondo che emerge dalla psicoanalisi freudiana, influenzata dal materialismo razionalista di fine ottocento; essa ha inoltre proposto una visione limitata e insufficiente dell'inconscio – come sede dei contenuti rimossi dalla coscienza – in cui e' invece necessario riconoscere secondo Jung un'attivita' positiva e produttiva che crea contenuti nuovi e autonomi che influiscono sulla vita spirituale dell'individuo; accanto all'inconscio personale si deve inoltre ammettere l'esistenza di un inconscio collettivo ereditato dall'umanita' i cui contenuti, gli archetipi, si ritrovano nei miti, nella religione, nella cultura dei popoli.
Tratto da:





