Alcune definizioni

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Alcune definizioni

Messaggio Da Giovanni il Mer Feb 13, 2008 12:51 pm


Giovanni
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Re: Alcune definizioni

Messaggio Da Giovanni il Mar Feb 19, 2008 10:18 am

Nel seguente link troverete un dizionario-glossario dei termini utilizzati nelle scienze psicologiche, con riferimenti bibliografici legati, anche, al DSM IV.



Ultima modifica di Giovanni il Dom Giu 08, 2008 6:07 pm, modificato 1 volta

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La rimozione

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 5:44 pm

In psicologia, la rimozione è un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui mnestici considerati inaccettabili e insostenibili dall'Io, e la cui presenza provocherebbe dispiacere.
Insieme ai concetti di proiezione, la rimozione è uno dei cardini del pensiero e della prassi psicoanalitica. L'inconscio stesso per la psicoanalisi si costituisce in massima parte come conseguenza della rimozione.
L'introduzione di questo concetto si deve a S. Freud a partire dai suoi primi studi sull'isteria quando il medico viennese notò che alcuni traumi psichici vissuti dai pazienti rimanevano sconosciuti alla loro coscienza e che la guarigione avveniva nel momento in cui questi traumi venivano riportati dall'inconscio al conscio.
La rimozione tuttavia va considerata come una modalità universale dello psichismo la cui finalità è proprio quella di difendere, come una sorta di apparato immunitario proprio dello psichismo, l'ideale dell'io (o Super-Io) in cui ci si rispecchia.
Al concetto di rimozione si collega quello di resistenza, un ulteriore meccanismo psichico che impedisce ai contenuti una volta rimossi di tornare nuovamente coscienti. Scopo della psicoanalisi secondo Freud è quello di diminuire la forza di queste resistenze e permettere all'Io di tornare in possesso del materiale rimosso, in modo da porre termine alla sua funzione patogena.
Per Jung tuttavia i contenuti che riguardano la rimozione a differenza di Freud non hanno una valenza solo personale ma anche storico-sociale. Da quì Jung è stato costretto a postulare un inconscio collettivo con i suoi archetipi propri della specie oltre all' inconscio personale con i suoi complessi personali teorizzato dal fondatore della psicoanalisi.

tratto da Wikipedia

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La fissazione

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 5:49 pm

In psichiatria per fissazione si intende uno stallo di una pulsione che non trova sbocco: il soggetto si ritrova in balia di un pensiero fisso od un'abitudine ineliminabile che ne mina, anche profondamente, i rapporti sociali e la soddisfazione personale.

Essere soggetti ad alcune "piccole fissazioni" o comportamenti ripetitivi, non è di per sé indice di una patologia (da adattamento) in corso: questi comportamenti non sarebbero altro che la memoria di una risposta positiva del nostro comportamento ad uno stimolo ambientale od una pulsione profonda, comportamento però che "proprio a causa del suo successo" impedisce all'io cosciente di abbandonarlo quando questo compostamento non è più razionalmente valido. È per questo che, ad un osservatore esterno, chi è affetto da questi blocchi può apparire ridicolo o incomprensibile.

Secondo Sigmund Freud la fissazione nasce in periodi remoti dello sviluppo pulsionale e impedisce alla pulsione di modificare il suo obiettivo, rendendo impossibile il distacco dall'oggetto di fissazione. Si produrrebbe a causa dell'eliminazione (rimozione) di alcuni elementi che consentirebbero la normale evoluzione dello stimolo (pulsione). È per questo che alcuni suoi effetti, durante la psicanalisi, possono venire assimilati o confusi con altre rimozioni. La fissazione, eludendo la ragione, si comporta come se facesse parte del sistema dell’inconscio, come una corrente rimossa.

In termini correnti potremmo assimilare questo processo ad una fotografia scattata dall'individuo per bloccare un istante della sua vita, di solito in corrispondenza di un evento traumatico. La fissazione può essere costituita in questo caso da un meccanismo di fuga utilizzato in quella circostanza, che viene però reiterato anche quando l'evento traumatico viene meno.

Un'altra similitudine può essere quella di un placido fiume che scorre in una valle: ad un certo punto vi è uno smottamento che apre una crepa trasversale, permettendo all'acqua di seguire un diverso percorso.
Se questa crepa è abbastanza profonda, il fiume potrebbe non avere la portata (la forza) di riprendere il corso originario; oppure l'acqua del fiume scava il nuovo percorso a tal punto da fare diventare questo il nuovo alveo in cui scorre (la sua vita).

tratto da Wikipedia


Ultima modifica di Giovanni il Dom Giu 08, 2008 6:01 pm, modificato 1 volta

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Figura/sfondo

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 5:56 pm

Principi della Gestalt: figura/sfondo
Il principio della figura/sfondo, ovvero del rapporto tra figura e sfondo, è noto anche come principio del contrasto ed è il fondamento della percezione visiva. Immaginando una stanza completamente buia, in assenza totale di fonti di luce, risulterebbe difficile, praticamente impossibile, distinguere i vari oggetti. Questo perchè mancando una fonte luminosa verrebbe meno ciò che rende possibile la percezione del colore.
Ecco quindi che si perviene al principio in studio: uno stimolo è percepito solo per contrasto con il suo sfondo.
Effettivamente, in una stanza buia, l’assenza di colori non permette il contrasto tra gli oggetti. Questo si può verificare semplicemente, con la seguente figura:



A sinistra, il cerchio nero su sfondo bianco è sicuramente ben distinguibile; non si può dire lo stesso trasportando tale forma su uno sfondo nero, a destra (caso limite, il medesimo “colore”), potendo solo supporne la presenza, ma incerti sulla sua posizione (volutamente non è stata delimitata la forma).
Ecco quindi che in ambito grafico questo riveste una notevole importanza: al di là di rendere la semplice percezione, il principio della figura/sfondo suggerisce come un contrasto di colori adeguato possa aggiungere interesse in determinate zone di una realizzazione, in modo da focalizzare l’attenzione del destinatario.
Notevole importanza riveste in questo caso anche la scelta dei colori, argomento che verrà preso in considerazione in un prossimo articolo.

tratto da: QUI

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La prima topica

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 6:15 pm

La prima topica: Conscio, Inconscio e Preconscio

La psiche umana non è del tutto trasparente. Non tutto ciò che sentiamo e crediamo di intendere in superficie è in sé compiuto e completamente chiaro. La psiche è come un iceberg: la parte superficiale è molto meno rilevante della parte sommersa, immensa e misteriosa. Freud, come prima suddivisione della psiche, formula la prima topica (nel senso di toponomastica, dislocazione e individuazione di luoghi psichici): la psiche è suddivisa in conscio, inconscio e preconscio.

L'Inconscio. E' la parte sommersa della psiche: i suoi scopi sono autonomi e nascosti alla coscienza superficiale. L'inconscio contiene il "ribollire" dei pensieri nascosti al sentire immediato, l''uomo non sente il contenuto dell'inconscio, l'inconscio ha una sua vita autonoma, le forze psichiche in esso contenute lottano e "agiscono" all'oscuro del pensato cosciente.

Il Preconscio. E' composto da i ricordi non completamente consci ma facilmente richiamabili alla coscienza superficiale, come, ad esempio, desideri e sentimenti dominanti che sottendono particolari circostanze o fasi della vita. Già dal nome si può notare come il preconscio è posto da Freud come termine medio tra l'assolutamente non percepito rappresentato dall' "inconscio" e il percepito chiaramente rappresentato dal "conscio".

Il Conscio. E' la parte superficiale della psiche, la coscienza "chiara e distinta" del contenuto della mente, l'ordinaria percezione dei pensieri, con il loro flusso di idee immediatamente presenti alla coscienza.

Tratto da: QUI
troverai riferimenti anche su:
1. La psiche come entità autonoma
2. Prima topica. Conscio, inconscio e preconscio
3. La nevrosi, la rimozione e l'equilibrio psichico
4. La sublimazione: l'elaborazione realistica e creativa del trauma
5. Principio di piacere e principio di realtà
6. Il metodo psicoanalitico: la talking cure
7. Il sogno: il luogo degli indizi psichici
8. Eros e Thanatos
9. Seconda topica. Io, Es, e Super-io
10. Il cammino della sessualità
11. Totem e tabù


Ultima modifica di Giovanni il Dom Giu 08, 2008 6:19 pm, modificato 1 volta

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La seconda topica

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 6:16 pm

La seconda topica: "Io, Es e Super-Io"

L'Es è il serbatoio dell'energia vitale, l'insieme caotico e turbolento delle pulsioni, quell'entità che si fa interprete della volontà di ottenere il piacere ad ogni costo. L'Es è quindi governato dal principio di piacere.

Il Super-Io è la censura morale, l'insieme dei divieti sociali sentiti dalla psiche come costrizione e impedimento alla soddisfazione del piacere. Il super-io rappresenta quindi la censura morale della coscienza.

L'Io è la coscienza mediatrice prodotta dai due movimenti contrastanti dell'Es e del Super-io.
L'Io è governato dal principio di realtà, il suo compito è quello di mediare le istanze vitali dell'Es, tese al soddisfacimento irrazionale e assoluto, e le istanze del Super-Io, indirizzate verso la censura delle istanze dell'Es.

Tratto da: QUI

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Il concetto di retroflessione

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 8:24 pm

La retroflessione è rivolgere a se stesso o contro se stesso quello che doveva essere indirizzato all'ambiente. Una retroflessime comporta una scissione della personalità in due parti: una parte attiva ed una parte passiva .

La terapia per curare la retroflessione, secondo Perls, è più semplice della terapia per curare le repressioni e le proiezioni. Nella retroflessione non è danneggiata la funzione Io. L'Io sbaglia solo direzione. Mentre nelle repressioni e nelle proiezioni la funzione Io è indebolita.

La retroflessione è come il muro su cui la palla lanciata dall'Io rimbalza e torna indietro contro l'Io. Tale muro è costituito dalla coscienza (Superio), dall'imbarazzo, dai tabù moralistici, dalla paura delle conseguenze.

Bisogna disfare le retroflessioni, abbattendo tale muro, per facilitare il contatto con l'ambiente, per far giungere ad esso le proprie richieste e le proprie critiche.

Le retroflessioni più importanti sono: l'odio diretto contro il sé (che conduce all'autodistruzione, al suicidio), il narcisismo, l'autocontrollo, meglio il super-controllo. Una persona supercontrollata, afferma Perls, è come quel guidatore che guida l'auto tenendo premuto costantemente i i freni. Egli logorerà i freni ed il motore.

Altre forme di retroflessione sono: il pensare (quando sostituisce l'azione), l'introspezione (retroflessione attiva), ipocondria (retroflessione passiva), l'autorimprovero.

Tratto da: QUI

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Funzione Io - Es - Personalità

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 8:34 pm

Paul Goodman, elaborando le idee di Perls, ha individuato tre funzioni fondamentali che il sé ha a disposizione:
la funzione-es
la funzione-io
la funzione-personalità
esse posseggono la finalità di identificare se stessi e sono intese come capacità della persona di relazionarsi con il mondo, al fine di poter addivenire ad un adattamento creativo e soddisfacente con esso.
La funzione-es del sé informa il sé di ciò di cui l'organismo ha più immediatamente bisogno ("Che cosa sento ora?"), riguarda lo sfondo da cui l'esigenza emerge, in essa rientrano perciò i vissuti corporei, l'ambiente percepito ancora indistintamente, le situazioni passate irrisolte e lo sfondo di contatti scontati (ground), i sentimenti ancora vaghi, tutto quello che insomma consente all'organismo di dirigere il contatto prossimo verso l'ambiente.
La funzione-io del sé riguarda i processi di identificazione e alienazione ("Cosa voglio e cosa non voglio?"), ed è da intendersi come un potere decisionale e volontario, un agire attivamente ed intenzionalmente affinché in un momento specifico l'organismo possa scegliere nel contatto con l'ambiente ciò che è buono e "nutriente" ("Come posso arrivare a ciò che voglio, attraverso quali mezzi, ecc."), oppure rifiutare ciò che è indesiderato, spiacevole o "tossico". è quindi questa funzione del sé che identifica l'azione e dà alla persona il senso di essere attiva e di realizzare una compiutezza intenzionale.
La funzione-personalità del sé informa il sé su chi é, su cosa è diventato e contemporaneamente su cosa non è ("Chi sono io?"; "Cosa sono diventato?"), concerne le esperienze dell'identità personale, quelle appena vissute e quelle passate, la storia assimilata, i ruoli, la percezione di sé come personalità complessa e articolata.

Tratto da QUI

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Lo stress (Eustress e Distress)

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 8:47 pm

Stress e ansia sono strettamente collegati, tant'è che possiamo considerarli come due facce della stessa medaglia; come già detto nelle pagine precedenti il rapporto individuo/ambiente è soggetto a frequenti interazioni di tipo stressorio, le quali possono provocare come conseguenza l'ansia. Gli stressors, ovvero gli elementi ambientali (intesi anche come situazioni, esperienze o persone) che producono una sollecitazione sull'organismo, subiscono sempre un'elaborazione di tipo cognitivo, dalla quale dipende in gran parte la reazione della persona. L'ansia deriva da queste elaborazioni, per esempio nel caso in cui la persona percepisca il pericolo come reale e desideri liberarsene. Lo stress in sostanza è la prima sollecitazione che l'organismo subisce quando vi è un cambiamento nell'equilibrio tra organismo e ambiente. L'ansia è una sua possibile conseguenza.

Lo stress può essere di due tipi: eustress (eu: in greco, buono, bello) o distress (dis: cattivo, morboso). L'eustress, o stress buono, è quello indispensabile alla vita, che si manifesta sotto forma di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Un esempio può essere una promozione lavorativa, la quale attribuisce maggiori responsabilità ma anche maggiori soddisfazioni. Il distress è invece lo stress cattivo, quello che provoca grossi scompensi emotivi e fisici difficilmente risolvibili. Un esempio può essere un licenziamento inaspettato, oppure un intervento chirurgico.

Ognuno di noi risponde agli eventi stressanti in modo diverso, questo perché ogni persona fa esperienze diverse e fa proprie strategie interpretative e di pensiero diverse. Inoltre un ruolo fondamentale nell'interpretazione degli eventi, sia interni che esterni, spetta all'apprendimento. Noi impariamo a comportarci in un certo modo di fronte a certi stimoli e questi meccanismi di apprendimento agiscono in modo automatico, al di fuori della nostra consapevolezza. Le nostre stesse valutazioni personali degli eventi e delle cose subiscono l'effetto dell'apprendimento e una volta consolidatesi funzionano in modo relativamente autonomo. Gli schemi comportamentali e di pensiero hanno la funzione di farci risparmiare energia sia fisica che mentale, infatti si basano su esperienze pregresse già elaborate, facilmente rievocabili.

La risposta di stress si esplica in tre fasi; nella prima fase, definita fase di allarme, lo stressor suscita nell'organismo un senso di allerta, definito arousal, con conseguente attivazione dei processi psicofisiologici già descritti a proposito della reazione d'ansia (aumento del battito cardiaco, iperventilazione ecc.). Dopodiché, nella fase di resistenza, l'organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo sforzo attuato è molto intenso. Nel caso in cui l'adattamento non sia sufficiente si arriva alla terza fase, la fase dell'esaurimento, in cui l'organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattamento viene a mancare.

Quest'ultima fase è la più pericolosa, in quanto l'esposizione prolungata ad una situazione di stress può provocare l'insorgenza di patologie sia fisiche che psichiche. In particolare, lo stress cronico attiva un circuito composto da strutture cerebrali e da una ghiandola endocrina (asse ipotalamo-ipofisi-surrene), il surrene, il quale aumenta la secrezione di cortisolo. Quest'ormone, anche conosciuto come ormone dello stress, se presente in quantità superiori alla norma provoca vari disturbi.

Tra i sintomi più frequenti dello stress ricordiamo: frequente sensazione di stanchezza generale, accelerazione del battito cardiaco, difficoltà di concentrazione, attacchi di panico, crisi di pianto, depressione, frustrazione, attacchi di ansia, disturbi del sonno, dolori muscolari, ulcera dello stomaco, diarrea, crampi allo stomaco, colite, malfunzionamento della tiroide, facilità ad ammalarsi, difficoltà ad esprimersi e a trovare un vocabolo conosciuto, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione, frequente bisogno di urinare, cambio della voce, iperattività, confusione mentale, irritabilità, abbassamento delle difese immunitarie, diabete, ipertensione, cefalea, ulcera.

Tratto da: QUI

TEST: "SEI A RISCHIO DI STRESS?"


Ultima modifica di Giovanni il Dom Giu 08, 2008 8:53 pm, modificato 1 volta

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Cos'è l'ansia e quali effetti provoca

Messaggio Da Giovanni il Dom Giu 08, 2008 8:51 pm

L'ansia, la cui etimologia latina richiama concetti quali il sentirsi soffocare, stretti, è connotata da varie sensazioni per lo più spiacevoli fra cui il timore, la paura, l'apprensione, la preoccupazione, la sensazione che le cose possano sfuggire di mano, il bisogno di trovare una soluzione immediata e, nel caso di esposizione prolungata, la frustrazione e la disperazione.

Tuttavia l'ansia è un'emozione naturale e universale; è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo stress, il quale svolge la funzione di anticipare la percezione di un eventale pericolo prima ancora che quest'ultimo sia chiaramente sopraggiunto, mettendo in moto specifiche risposte fisiologiche che spingono da un lato all'esplorazione per identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata e, dall'altro, all'evitamento e alla eventuale fuga. Questa caratteristica di interesse ed evitamento nei confronti di un possibile pericolo si ritrova soltanto negli uomini e negli animali superiori e favorisce la conoscenza del mondo circostante e un migliore adattamento ad esso.

È per questo motivo che tutti noi abbiamo provato e proviamo ansia e, allo stesso tempo, siamo capaci di comprendere facilmente l'ansia degli altri e di immedesimarci nel loro stato d'animo. L'ansia è insomma un'emozione fondamentale e del tutto spontanea, che ha la funzione di proteggerci dalle minacce esterne preparandoci all'azione e contemporaneamente motivandoci all'interazione con il mondo circostante.

L'ansia ha altre funzioni fondamentali oltre a quella sopraccitata; essa ci consente di impegnarci nei compiti che svolgiamo quotidianamente, in particolar modo in quelle attività che non svolgiamo con interesse ma che dobbiamo portare a termine. Studiare per un esame poco interessante, per esempio, diverrebbe pressoché impossibile se non vi fosse una spinta sottostante di ansia da prestazione. Anche svolgere il proprio lavoro quotidianamente con impegno non sarebbe sempre possibile senza la pressione dell'ansia. Allo stesso modo, anche un'azione apparentemente banale come quella di uscire di casa in tempo per prendere l'autobus o il treno fallirebbe miseramente se fosse esente da ansia.

Questi tipi di ansia sono costruttivi, ovvero risultano funzionali alla nostra sopravvivenza. Fungono da intermediario tra il mondo esterno e il nostro mondo psichico interno, rendendoci capaci di far fronte ai problemi della vita e di adoperarci per migliorare il nostro adattamento all'ambiente. Sono dunque fattori di crescita e sviluppo della personalità che forniscono stimoli e motivazione all'accrescimento.

Tratto da QUI

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Archetipo

Messaggio Da Giovanni il Lun Giu 23, 2008 11:05 pm

La parola archetipo deriva dal greco antico ὰρχέτῦπος col significato di «immagine[modello, marchio, esemplare]»(tipos) «originale»(arché) ed è utilizzata per la prima volta da Filone di Alessandria e, successivamente, da Dionigi di Alicarnasso e Luciano di Samosata.

Il termine viene usato, attualmente, per indicare, in ambito filosofico, la forma preesistente e primitiva di un pensiero (ad esempio l'idea platonica); in psicanalisi da Jung e altri autori, per indicare le idee innate e predeterminate dell'inconscio umano; per derivazione in mitologia, le forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dell'uomo e, in narratologia, i metaconcetti di un'opera letteraria espressi nei suoi personaggi e nella struttura della narrazione; in linguistica da Jacques Derrida per il concetto di «archiscrittura»: la forma ideale della scrittura preesistente nell'uomo prima della creazione del linguaggio e da cui si origina quest'ultimo. L'archetipo è inoltre utilizzato in filologia per indicare la redazione originale di un'opera ovvero il testo più antico e non derivato da altri.

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EGODISTONICO

Messaggio Da Giovanni il Lun Giu 23, 2008 11:08 pm

In psichiatria si dice egodistonico qualunque comportamento o idea che non sia in armonia con i bisogni dell'io, o specificatamente coerente con l'immagine e la percezione di sè che ha il soggetto. I sintomi di talune patologie psichiatriche possono dirsi egodistonici: il loro opposto è detto egosintonico.

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EGOSINTONICO

Messaggio Da Giovanni il Lun Giu 23, 2008 11:10 pm

In psichiatria si dice egosintonico un qualsiasi comportamento, sentimento o idea che sia in armonia con i bisogni e desideri dell'io, o coerente con l'immagine di sé del soggetto.

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Ultima modifica di Giovanni il Lun Giu 23, 2008 11:30 pm, modificato 1 volta

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MERIDIANI CURIOSI

Messaggio Da Giovanni il Lun Giu 23, 2008 11:28 pm

I meridiani curiosi sono una rete a parte rispetto ai meridiani principali. La circolazione energetica dei meridiani viene paragonata ai fiumi, mentre quella dei meridiani curiosi ai laghi, quest'ultime sono più lente in quanto trasportano principalemente energia ancestrale

articolo completo: QUI

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